Siamo arrivati venerdì pomeriggio con un obiettivo logistico preciso: fare meno fatica fisica possibile. Non sono una persona che ama le scalate, e trascinare due bambini sotto i dieci anni in giro richiede già abbastanza calorie bruciate in negoziati infiniti. Avevo letto sui forum che i posti auto alla Spiaggia di Riva Bianca sono pochissimi e tutti concentrati prima di varcare la zona a traffico limitato del borgo. Un avvertimento chiaro. L'ho ignorato del tutto, convinto di avere fortuna, e ho infilato la nostra station wagon dritta verso la Frazione Castello.

Risultato prevedibile? Nessun buco libero e una manovra in retromarcia di venti metri sudando freddo tra muri di pietra a secco, mentre un anziano signore appoggiato a una ringhiera mi fissava scuotendo la testa lentamente. Marco, il mio figlio maggiore, nel frattempo urlava dal sedile posteriore perché gli era caduto un pezzo di cracker sul tappetino sporco. Il caos totale.

Abbiamo ceduto all'evidenza. Macchina riportata indietro e lasciata al parcheggio vicino alla stazione ferroviaria. Tariffa fissa della colonnina: 1,50€ all'ora, rigorosamente solo monete. Ci credi che ho dovuto elemosinare il cambio a un tabaccaio comprando tre pacchetti di gomme alla menta che nessuno voleva? Da lì ci siamo mossi a piedi trascinando i trolley verso la nostra sistemazione, la Riva Bianca Castle Holiday Home, letteralmente incastrata dentro il Borgo e Castello di Lierna.

Una scelta azzeccata, va detto. Sei direttamente dentro questo antico insediamento fortificato su una penisoletta protesa nell'acqua. Esci dal portone e cammini su vicoli medievali lastricati talmente stretti che due persone affiancate faticano a passare. La cosa migliore? Zero salite per arrivare all'acqua, un dettaglio fondamentale per le mie ginocchia pigre.

La prima sera l'abbiamo passata esplorando a passo di lumaca questo minuscolo fazzoletto di case. Una visita completa prende 45-60 minuti. Il tempo limite prima che i miei figli inizino a lamentarsi per la fame. Svoltando un angolo ci siamo imbattuti nella Chiesa dei Santi Maurizio e Lazzaro, una struttura romanica piccola e buia, incastonata nel castello. I bambini hanno guardato gli affreschi sbiaditi sulle pareti per due secondi netti prima di ricominciare a correre verso il lago. Abbiamo cenato in modo sbrigativo alla Riva Bianca Bar Pizzeria. Niente tovaglie di lino, solo un locale informale con la terrazza praticamente appoggiata sui candidi ciottoli bianchi della spiaggia a mezzaluna. Masticavamo tranci di pizza caldi mentre i bambini lanciavano sassi nell'acqua limpida, disturbando le anatre. Il rumore dei sassi che rotolavano con la risacca era costante e ipnotico.

Sabato mattina il meteo era pesante. Aria umida da lago, cielo bianco. Mia moglie aveva elaborato un programma bellicoso per la giornata: affrontare il Sentiero del Viandante (tappa Lierna - Varenna). Il materiale informativo parlava di un percorso di circa 10 chilometri e una durata indicativa di circa 4 ore. Ho cercato di oppormi con scuse banali, ma abbiamo comunque fatto colazione al Sister's Cafè in Via Ducale, comprato delle focacce artigianali gonfie d'olio come packet-lunch e ci siamo incamminati.

Onestamente? Questo tracciato è osannato da tutti i camminatori, ma per una famiglia normale, non allenata e con poca voglia di soffrire, è una tortura bella e buona. Le guide avvisano che ci sono tratti di salita ripida su fondo roccioso e un dislivello di oltre 700 metri. Dopo venti minuti di pendenza severa, con Leo che scivolava continuamente sui sassi perché calzava scarpe lisce da ginnastica, ci siamo fermati. Sudavo anche dai polsi. Il respiro fischiava. Non ne valeva la pena, per niente. Per chi non è un vero escursionista, insistere su queste pendenze è solo una fatica inutile che guasta l'umore di tutti. Abbiamo mangiato le focacce seduti in terra, a lato del sentiero, e siamo tornati indietro sui nostri passi. Una ritirata strategica.

Ridiscesi al livello dell'acqua, abbiamo cambiato totalmente piano e optato per il treno regionale della linea Lecco-Tirano. In appena 8-10 minuti di sedili in finta pelle eravamo a Varenna. Il treno sferragliava rumoroso sui binari stretti, ma ci ha evitato in blocco l'ansia di cercare parcheggio. Una vera liberazione per un weekend a Lierna o nei paesi vicini.

Avevo acquistato i biglietti online dal telefono mentre riprendevo fiato sul sentiero, così siamo entrati alla Villa Monastero (Giardino Botanico e Casa Museo) saltando una coda di persone accaldate alla biglietteria. Abbiamo camminato trascinando i piedi lungo i 2 chilometri del giardino botanico a lago. Le 14 sale storiche dell'ex convento odoravano leggermente di cera per pavimenti e legno chiuso. A Marco sembravano le stanze polverose di un palazzo infestato dai fantasmi e ispezionava ogni angolo buio con sospetto.

Dal finestrino del treno regionale del ritorno abbiamo intravisto la Sorgente e Fiume di Fiumelatte. Un corso d'acqua anomalo, lungo solo 250 metri. Visto che eravamo in primavera avanzata, non era in secca, e l'acqua spumeggiante color latte si buttava giù con violenza. Mia moglie proponeva di scendere alla fermata per fare il sentiero, ma io ho finto di non sentire, fissando un moscerino incastrato nel doppio vetro. Avevo camminato a sufficienza.

La serata l'abbiamo chiusa passeggiando sulla Passeggiata degli Innamorati. Questa passerella rossa a sbalzo sulla roccia collega l'imbarcadero al cuore antico del borgo. Molto fotografata, fin troppo piena di gente in posa con lo smartphone, ma la struttura in ferro a pelo d'acqua ha un certo fascino industriale. Per cena avevamo un tavolo al Ristorante La Breva in Via Roma. Un locale aperto da oltre cinquant'anni. Ci hanno fatto accomodare nella veranda chiusa a vetri. Ho ordinato il loro celebre risotto al pesce persico. Chicchi compatti, burroso, con il pesce dorato appoggiato sopra. Leo si è addormentato con la testa pesante sulla mia spalla sinistra prima ancora che portassero i dolci.

Domenica mattina i ritmi si sono abbassati ulteriormente. Abbiamo percorso il Lungolago Giannino Castiglioni, che collega in linea retta il porto a Riva Bianca. Larga, pavimentata di fresco, piana. Esattamente il mio genere di passeggiata. Svoltando verso la Frazione Villa abbiamo incrociato la Chiesa Parrocchiale di Sant'Ambrogio, notando il campanile romanico squadrato che svetta sui tetti irregolari.

Per il pranzo ci siamo diretti a piedi al Ristorante Il Crotto di Lierna, sempre nella Frazione Castello. Si mangia sotto i platani in questo locale storico ricavato da un antico crotto. Hanno la griglia per le carni a vista e l'odore pungente di fumo di legna ti riempie le narici appena ti siedi. Ho voluto provare una porzione di missoltino con polenta. Un sapore secco, salato, di pesce conservato e fumo. I bambini hanno annusato il mio piatto, hanno fatto una smorfia visibilmente contrariata e hanno ripiegato su due piatti di pasta fresca in bianco.

Sulla via del ritorno in macchina, abbiamo fatto una rapida deviazione verso sud. Una decina di minuti scarsi per arrivare a Mandello del Lario e visitare il Museo Storico Moto Guzzi. Si entra nello stabilimento storico dell'Aquila. C'è un odore persistente di gomma vecchia e olio motore. Oltre 160 motociclette allineate sotto luci industriali. La Galleria del Vento è enorme e affascinante da vedere. Marco sfiorava i serbatoi di metallo freddo ogni volta che io e il custode giravamo la testa. Un'ora di visita esatta, senza salite e senza sudore, prima di infilarci nel traffico per tornare a casa. Un itinerario sul lago di Como fatto di marce indietro strategiche e soste lunghe. Meglio così.

Dove abbiamo dormito

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