Giorno 1
Siamo arrivati a fine settembre, l'aria ancora densa di un calore estivo che non voleva cedere il passo all'autunno. Niente ressa di agosto, per fortuna. Avevamo noleggiato un'auto a Lamezia Terme, convinti che fosse la scelta più comoda per girare. Errore numero uno: sottovalutare i dislivelli. La parte antica di Tropea è una ZTL invalicabile. Abbiamo lasciato la macchina nei parcheggi dell'area portuale sottostante. Trenta minuti buoni passati a cercare di capire come funzionasse il parchimetro, che non accettava carte e ci ha costretti a racimolare monete in fondo alle tasche per pagare i 2 euro l'ora richiesti. Poi, la salita.
Non siamo tipi da trekking, e l'ho sempre ammesso. Fare i gradini per salire al borgo con il sole a picco ci ha tagliato le gambe. Marco sbuffava a ogni pianerottolo. Quando finalmente siamo sbucati nel Centro Storico e Belvedere di Piazza del Cannone, il fiatone è passato in secondo piano. Palazzi antichi da un lato, il mare azzurro dall'altro, e giù in basso lo scoglio con il Santuario di Santa Maria dell'Isola. Abbiamo evitato di salire anche fin lassù, onestamente non ne avevamo la forza fisica, ci siamo accontentati di guardarlo dal belvedere.
Dall'alto si vedeva bene la Spiaggia della Rotonda. È famosa, tutti ne parlano. Bella, per carità, ma vista da su mi è sembrata un po' sopravvalutata. La striscia di sabbia sotto la rupe era ancora troppo affollata per i miei gusti, persino a settembre. Abbiamo preferito rimetterci in macchina nel tardo pomeriggio verso Ricadi, puntando al Faro e Belvedere di Capo Vaticano. Qui la vista sulle Isole Eolie ripaga di tutto il sudore della mattinata. Il sole stava calando, il cielo era di un arancione bruciato.
Per la notte avevamo prenotato a Villa Paola. Aveva un letto enorme e una pressione della doccia finalmente degna di questo nome, un miracolo dopo ore di salsedine appiccicata addosso. Abbiamo cenato proprio lì, al Ristorante De' Minimi, provando piatti del territorio senza doverci muovere di un millimetro dalla nostra base. La pigrizia trionfa sempre.
Giorno 2
La mattina dopo, l'idea era fare un salto alla Spiaggia di Grotticelle. Acqua trasparente, rocce, la solita storia. Ci siamo rimasti un paio d'ore, l'acqua era freddina ma piacevole. Dopo pranzo ci siamo diretti a sud, verso Scilla.
Sapevo che il Borgo marinaro di Chianalea era interamente pedonale. Il problema è stato convincere Marco a parcheggiare l'auto nella zona di Marina Grande. Ha insistito per cercare un posto più vicino, infilandosi in una stradina cieca in pendenza. Risultato: venti minuti di manovre imbarazzanti, specchietti chiusi a mano per non strusciare i muri, e le risate di un signore anziano seduto fuori dalla porta di casa che ci guardava scuotendo la testa. Alla fine abbiamo parcheggiato a monte e siamo scesi a piedi lungo le scalinate, imprecando al pensiero di doverle poi rifare in salita.
Chianalea è davvero un intrico di vicoli stretti, con le onde che sbattono letteralmente contro i muri delle case dei pescatori. Ci siamo fermati su un muretto a riprendere fiato. Poi siamo andati verso il Castello Ruffo. La rocca domina lo Stretto di Messina. Un'ora di visita, vento forte nei capelli e l'odore del mare ovunque.
Per il tramonto, il posto giusto è il Belvedere di Piazza San Rocco. Da quella terrazza si vede tutta la scogliera. Le luci delle case si sono accese una a una, mentre il mare diventava scuro. La sera abbiamo guidato fino a Bagnara Calabra per cenare alla Taverna Kerkira. Niente menu turistico, pesce fresco, sapori forti, un po' di Grecia nel piatto e tanto sud Italia.
Giorno 3
Ultima tappa, Reggio Calabria. Ci siamo arrivati a metà mattinata. Avevo prenotato online i biglietti per il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (MArRC). Anche fuori stagione, l'idea di fare la fila fuori non ci entusiasmava. Entrare nella sala climatizzata dei Bronzi di Riace è stato un sollievo fisico prima ancora che culturale. Sono enormi, dettagliati in modo quasi inquietante. Due ore passate a girare tra reperti della Magna Grecia, in un silenzio insolito per una città così caotica.
Usciti dal museo, il sole martellava l'asfalto. Ci siamo trascinati verso il Lungomare Falcomatà e Arena dello Stretto. I ficus secolari facevano una grande ombra. Marco si è comprato una bottiglia d'acqua gelata a un chiosco, lamentandosi del caldo. Abbiamo camminato in piano, per una volta.
Il nostro itinerario si è chiuso nell'unico modo possibile: alla Gelateria Cesare. C'era un po' di fila, ma andava veloce. Brioche col tuppo, tiepida, tagliata a metà e riempita con gelato al bergamotto. Il sapore aspro del agrume mescolato al dolce dell'impasto. Ci siamo seduti su una panchina, guardando la costa della Sicilia dall'altra parte dell'acqua, sporcandoci le mani di zucchero e cercando di capire a che ora dovevamo riportare l'auto in aeroporto.

