Siamo arrivati a Pienza il venerdì sera, con i bambini già addormentati sui sedili posteriori. Abbiamo lasciato la macchina parcheggiata lungo la SP146, come ci aveva consigliato il proprietario del Relais Il Chiostro di Pienza. Costo: 1,50€ all’ora, la macchinetta non prendeva la carta e io avevo solo una banconota da venti euro. Giulio è dovuto correre fino a un tabaccaio vicino al campo sportivo comunale, dove ci sono gli stalli gratuiti, per farsi cambiare i soldi.

La mattina dopo, al solito, non abbiamo aperto occhio prima delle 10. D'altronde, l'aria condizionata funzionava bene e i letti erano comodi, e chissà perché in vacanza la stanchezza accumulata esplode tutta insieme. Quando finalmente siamo scesi in strada, il sole batteva già forte sulle facciate chiare. Volevamo goderci la Piazza Pio II vuota, magari con le ombre lunghe e la luce del mattino, e invece l'abbiamo trovata già piena di gruppi in visita. Non fa niente, il cuore geometrico di questa città voluta dal Rossellino fa la sua figura in ogni caso.

Io volevo entrare al Palazzo Piccolomini e Giardino Pensile. Avevamo comprato il pass cumulativo 'Pienza Città di Luce', che per fortuna ci ha fatto saltare la fila e risparmiare parecchio rispetto ai singoli ingressi. La visita con audioguida dura meno di un'ora, perfetto per la soglia di attenzione dei bambini. Il giardino pensile affacciato sulla Val d'Orcia è davvero il primo del Rinascimento. Poi, per non farci mancare niente, siamo entrati anche nella vicina Cattedrale dell'Assunta (Duomo di Pienza). Le grandi vetrate inondavano di luce le navate. I bambini si sono subito annoiati, chiedendo a intervalli regolari di dieci secondi quando avremmo mangiato.

E veniamo al cibo. A pranzo avevamo puntato il Sette di Vino in Piazza di Spagna. Osteria senza troppe pretese, niente pizza, niente pasta. Ho chiesto un tavolo e il proprietario ha sorriso guardando la marea di gente in attesa. Fortunatamente, due ragazzi si stavano alzando. Abbiamo mangiato zuppe di pane e fagioli e una montagna di pecorino caldo alla griglia. Dopo un pasto del genere, ci voleva un divano, ma ci siamo accontentati della Passeggiata Panoramica di Via del Casello. Camminare sopra le mura tra il vicolo dell'Amore, quello del Bacio e della Fortuna con i bambini che facevano finta di correre sui merli, fino a vedere in lontananza il Monte Amiata, ha rimesso a posto la digestione.

Nel tardo pomeriggio, l'idea era di percorrere il Sentiero per la Cappella della Madonna di Vitaleta. Due ore a piedi. Ma alle cinque, tra le colline senza un filo d'ombra, il caldo era ancora insopportabile e la bambina aveva le scarpe nuove che le davano noia. Abbiamo optato per una soluzione di ripiego: la Pieve di Corsignano. Dieci, quindici minuti a piedi al massimo, in mezzo alla campagna. È la chiesetta romanica dove battezzarono Pio II. Nessuno in giro, finalmente.

La sera, memori delle avvertenze sulle prenotazioni, avevamo fermato un tavolo alla Trattoria Latte di Luna in via San Carlo. Mangiare pici fatti a mano e maialino al forno in un tavolo all'aperto, mentre l'aria rinfresca un po', ti fa dimenticare i disguidi della giornata.

La domenica, ovviamente, sveglia tardi. Colazione lunghissima nel cortile del convento francescano del nostro hotel. Alla fine, prima di ripartire verso casa, abbiamo fatto un salto a Bagno Vignoni per vedere la Vasca Termale di Piazza delle Sorgenti. Venti minuti di macchina. La vasca monumentale fumante al centro del borgo è pittoresca, certo, ma onestamente? Dopo averla fotografata per tre minuti da ogni angolazione, abbiamo capito che forse avremmo fatto meglio a camminare sulla Strada Terrapille (Campi Elisi del Gladiatore), per riempirci gli occhi dei cipressi di quelle scene finali, invece di guardare un'enorme pozzanghera transennata. Ma in fondo, anche i cambi di programma sbagliati fanno parte del viaggio.

Dove abbiamo dormito

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