Siamo arrivati al Grand Hotel Palace di venerdì, verso l'ora di pranzo. O meglio, io avrei voluto essere lì per le undici, ma convincere due bambini di sei e otto anni a prepararsi in tempo per prendere un treno è un'impresa che rasenta l'impossibile. E poi, ammettiamolo: la mattina per me ingrana solo dopo le dieci. La struttura è un palazzo del Settecento vicino al porto, e ha il pregio di essere a due passi da tutto.
Il nostro primo pomeriggio è iniziato dalla Mole Vanvitelliana (Lazzaretto). L'abbiamo raggiunta passeggiando lungo il porto. È un'enorme fortezza pentagonale in mezzo all'acqua, progettata da Vanvitelli. L'idea di un'isola artificiale nata come lazzaretto settecentesco ha affascinato subito i bambini. All'interno c'è il Museo Tattile Statale Omero. Qui abbiamo passato quasi due ore, un tempo record per i miei figli in un museo. L'idea di poter toccare le sculture, invece dei soliti cartelli "non toccare", è geniale.
Usciti dalla Mole, il cielo minacciava pioggia. Abbiamo attraversato la strada per raggiungere l'Arco di Traiano sui moli storici. L'idea era una passeggiata romantica serale tra le banchine, ma un vento gelido ci ha fatto desistere quasi subito. Ci siamo rifugiati in centro, in Piazza del Plebiscito (Piazza del Papa). È una piazza a gradoni davvero particolare, dominata dalla statua di Clemente XII. Qui la fame ha preso il sopravvento, e dopo una breve discussione su chi volesse la pizza (i bambini) e chi volesse provare qualcosa di locale (noi adulti), abbiamo optato per la Trattoria La Moretta. È un posto storico, aperto dal 1897. Abbiamo provato il loro famoso stoccafisso all'anconetana cotto in tegame. Sinceramente? Mi aspettavo sapori più decisi, ma era comunque ottimo, anche se i bambini hanno ripiegato su un piatto di pasta in bianco.
Il sabato mattina ci siamo alzati con calma. Troppa calma. Alle 11:30 eravamo finalmente pronti per affrontare la città. Ancona è un continuo saliscendi. Avevamo letto che servono scarpe comode, ed è vero. Le salite tra il Colle Guasco e il Colle Cardeto sono spezza-gambe. Abbiamo faticato non poco per arrivare in cima al Colle Guasco per vedere la Cattedrale di San Ciriaco (Duomo di Ancona). È una chiesa in pietra bianca del Conero. Da lassù il panorama sul porto dorico è incredibile. Peccato non esserci andati al tramonto, come ci avevano consigliato, ma i ritmi della famiglia non lo permettevano.
Scesi dal colle (con le ginocchia che scricchiolavano), abbiamo visitato il Museo Archeologico Nazionale delle Marche (Palazzo Ferretti). I saloni affrescati con terrazza vista mare sono bellissimi, ma i reperti preistorici e piceni hanno annoiato i bambini dopo mezz'ora. Forse due ore di visita, come suggerito all'ingresso con il biglietto integrato per l'Anfiteatro romano, erano troppe per loro. Abbiamo rimediato con una sosta alla Fontana del Calamo (delle Tredici Cannelle) in Corso Mazzini. La tradizione dice che chi beve quell'acqua torna in città. Io ho evitato, avevo appena visto un piccione fare il bagno poco più in là.
Per cena, volevamo riprovare l'esperienza culinaria dorica e ci siamo spinti verso la stazione, fermandoci al Ristorante Da Gino in Piazza Rosselli. Il loro stoccafisso con patate è pluripremiato, e questa volta le mie aspettative non sono state deluse.
La domenica mattina il cielo era terso. Dopo la consueta colazione tardiva, abbiamo preso un autobus urbano dal centro (cercare parcheggio in zona porto era un incubo, ce ne eravamo accorti il giorno prima, le strisce blu costavano 1,20€ all'ora ma bisognava girare a vuoto per 20 minuti) per raggiungere il Quartiere Adriatico. La meta era il Monumento ai Caduti e Pineta del Passetto.
Dal belvedere si domina il mare. Abbiamo deciso di scendere alle Grotte del Passetto e Scalinata. Sono vecchi rifugi scavati nella roccia dai pescatori, con porte di legno colorate. I bambini si sono divertiti a contare i gradini della scalinata monumentale. La risalita, però, è stata un'altra storia. Abbiamo optato per l'ascensore panoramico, che per fortuna era in funzione.
Prima di ripartire, nel tardo pomeriggio, abbiamo preso l'auto (recuperata da un silos vicino alla stazione) per raggiungere la Baia di Portonovo e Lago Grande, a venti minuti dal centro. La spiaggia è di ciottoli bianchi. C'era un po' di confusione per i parcheggi limitati, ma siamo riusciti a fare una passeggiata breve fino alla Chiesa di Santa Maria di Portonovo, un piccolo edificio romanico incastonato tra il verde e la spiaggia. Un finale perfetto per un weekend imperfetto, faticoso, ma vissuto con i nostri ritmi.

