Sono arrivato che faceva un caldo anomalo per fine settembre. Il sole picchiava dritto sul cruscotto dell'auto e io sudavo freddo al solo pensiero di beccare per sbaglio una telecamera della ZTL. Odio le multe, mi rovinano l'umore per settimane e prosciugano il budget che preferisco spendere in osteria. Avevo letto di un posto comodo per lasciare la macchina vicino al centro pedonale, il parcheggio sotterraneo Saba Torricella in Via Porta Torricella. Ci ho infilato l'auto a fatica tra due pilastri. La macchinetta del biglietto si è inceppata per due minuti buoni prima di sputare il talloncino di carta, ma almeno stavo a soli due minuti a piedi dalla piazza centrale, senza ansie da contravvenzione.
Ho trascinato il trolley sui sampietrini fino al B&B Il Duomo. Si trova in un palazzo storico affacciato dritto su Piazza Arringo e Cattedrale di Sant'Emidio. La camera aveva il soffitto alto tipo tre metri, ma il wifi prendeva solo se stavo in bilico attaccato alla finestra del bagno. Poco male, non ero venuto per stare al telefono. Ho mollato tutto e sono sceso. Ascoli Piceno è interamente pianeggiante e chiusa nell'ansa del fiume, si gira benissimo a piedi. Ottimo, non avevo nessuna intenzione di rimettermi al volante subito.
La prima cosa che ti sbatte in faccia uscendo è il chiarore. Tutto quel travertino riflette la luce in un modo che quasi acceca. In Piazza Arringo e Cattedrale di Sant'Emidio c'era poca gente. Ho dato un'occhiata veloce al Duomo, alla cripta con le reliquie del patrono e al Battistero di San Giovanni. La piazza è la più antica, ma la fame ha preso rapidamente il sopravvento sulla storia. Non sono tipo da ristoranti pettinati a pranzo. Volevo sostanza, spesa contenuta e zero fronzoli. Sono andato dritto da Migliori Olive, a due passi da lì. Mi sono preso un cartoccio da passeggio bollente. Ho chiesto rigorosamente l'oliva ascolana del Piceno DOP, quella vera con l'ascolana tenera disossata a spirale e il ripieno di tre carni, abbinata ai cremini fritti dolci. Ho speso pochi euro, mi sono ustionato il palato al primo morso per la fretta, ma ne valeva ogni centesimo. Seduto su un muretto, con le dita unte, stavo benissimo.
Mangiando, ho camminato verso Piazza del Popolo. Tutti la chiamano il salotto cittadino, ed è vero che il colpo d'occhio sui lastroni in travertino fa il suo effetto. Ma onestamente? Ho trovato il Palazzo dei Capitani del Popolo sopravvalutato. O meglio, la struttura trecentesca con la torre campanaria e il cortile rinascimentale è imponente da fuori, ma l'idea di chiudermi 45 minuti lì dentro per la visita degli interni non mi ha sfiorato minimamente. Preferisco stare all'aria aperta. Mi sono fermato sui gradini vicino alla Chiesa di San Francesco e Chiostro Maggiore. Ho guardato le forme del tempio gotico-francescano, ho dato un'occhiata alla Loggia dei Mercanti e al chiostro; in mezz'ora scarsa avevo visto tutto quello che mi interessava, al mio ritmo.
A fine giornata volevo il famoso aperitivo. Le guide ti mandano tutte al Caffè Meletti. È un locale storico in stile Liberty, molto elegante. Troppo. Camerieri impostati, tavolini perfetti in terrazza, turisti che fanno foto ai drink da ogni angolazione. Mi sono seduto sentendomi fuori posto con le mie scarpe impolverate. Ho ordinato la storica Anisetta con la "mosca", il chicco di caffè buttato dentro. Buona? Sì. Ci tornerei? No. Odio i posti dove si va più per farsi vedere che per bere in santa pace.
Il giorno dopo, gambe in spalla. Volevo allontanarmi dal centro. Avevo messo le scarpe da trekking con la suola bella scolpita, un dettaglio essenziale per quello che avevo in mente. Ho preso l'auto e ci ho messo un quarto d'ora per salire verso il Colle San Marco. Aria più fresca. Boschi di castagni. Ho iniziato a camminare sul Sentiero della Memoria e Colle San Marco. Tra le caciare in pietra a secco, il 'Dito del Diavolo' e i sacrari della Resistenza partigiana dei Monti della Laga, non c'era quasi nessuno. Il fondo è irregolare e a tratti ripido. Ho allungato verso l'Eremo di San Marco, partendo dalla frazione Piagge. Quaranta minuti di cammino nel bosco.
L'eremo è incastonato in una falesia rocciosa del XIII secolo. Arrivarci significa affrontare una scalinata scavata a crudo nel travertino. A metà gradinata, distratto a guardare la vallata, ho messo male il piede. Sono scivolato su una pietra liscia, cadendo di sedere sui gradini con un tonfo secco. Ho tirato un'imprecazione mezza soffocata. Un signore con uno zaino consumato, un tizio del posto che poi si è presentato come Sergio, stava scendendo. Si è fermato, mi ha guardato i pantaloni sporchi di terra e ha fatto un mezzo sorriso. "Guarda per terra, non per aria", ha sentenziato prima di tirare dritto. Aveva ragione da vendere. Il silenzio totale della roccia fredda contro la schiena, una volta arrivato su, ha ripagato la botta.
Sceso di nuovo in città nel pomeriggio, lo stomaco brontolava. Sono passato da Siamo Fritti in Corso Trento e Trieste per uno spuntino rapido. Gastronomia pura, fritto espresso. Olive classiche, formaggio fritto, via in un sacchetto di carta. Mangiando, mi sono spostato verso Porta Cartara. Volevo sentire l'acqua. La Cartiera Papale sta proprio lungo il torrente Castellano, un complesso di vecchi opifici idraulici che puzza ancora di storia industriale, con i macchinari d'epoca e il museo della carta. Da lì ho camminato verso Porta Maggiore, fino al Forte Malatesta, la fortificazione rinascimentale sull'acqua.
Al tramonto ho raggiunto la Rua delle Stelle (Le Rive). Credo sia la strada che mi è piaciuta di più in assoluto. È un camminamento medievale lastricato, corre rasente alle mura e segue l'ansa del fiume Tronto. Pochissima gente in giro. Zero traffico. Solo il rumore dell'acqua e l'aria che si raffreddava. Sono andato avanti fino al Ponte Romano di Solestà, nel Borgo Solestà. Un arco enorme scavato sopra il fiume, intatto e ancora transitabile.
La sera ho cenato alla Vinattiere Osteria con Cucina in Via Cesare Battisti. Recensita Slow Food, cucina di tradizione marchigiana e abruzzese. Il tavolo traballava un po', i piatti erano pesanti e pieni di sostanza. Il cameriere non mi ha fatto sorrisi finti, mi ha portato il vino e mi ha lasciato mangiare in pace. Il mio tipo di locale.
Per il terzo giorno, ho deciso di fare una sfacchinata collinare senza usare la macchina. Tre ore abbondanti di trekking urbano a piedi. Sono salito sul Colle dell'Annunziata e Parco della Fortezza. Resti romani e la fortezza Pia. La salita fa sudare, ma da lassù si capisce davvero l'urbanistica della città. A pranzo, stanco morto, sono andato da BoccaScena in Via del Trivio. Sta davanti al Teatro Ventidio Basso. Fanno primi caserecci e olive con una ricetta familiare vecchia di decenni.
Nel pomeriggio ho preso l'auto verso la Valle del Castellano per vedere il Borgo di Castel Trosino. Un borgo medievale fortificato, letteralmente arroccato su una rupe di travertino, famoso per la necropoli longobarda. Silenzio tombale, vento tagliente e gatti che dormivano sui muretti. Niente negozietti di cianfrusaglie in vista.
Il quarto giorno l'ho dedicato ai dintorni più distanti, nell'entroterra ascolano. A 25 minuti di strada c'è il Borgo di Offida. Hanno questa chiesa trecentesca enorme, Santa Maria della Rocca, a strapiombo. C'erano delle signore anziane sedute fuori dalle porte che lavoravano il merletto a tombolo, una roba che richiede una pazienza che io non avrò mai in tre vite. Poi ho guidato ancora per una trentina di minuti verso la Riviera delle Palme. Volevo vedere l'Adriatico prima di tornare a casa.
Sono arrivato a Grottammare Alta. È un borgo marinaro medievale con vicoli in cotto e il torrione della cinta muraria. Il mare sotto era grigio acciaio, tirava un vento fastidioso e la colonnina del parcheggio voleva 1,50€ all'ora, rigorosamente in monete. Ovviamente avevo solo banconote e la carta di credito. Ho dovuto litigare con il proprietario di una tabaccheria lì vicino che non voleva cambiarmi i soldi senza che comprassi qualcosa. Ho comprato un pacchetto di mentine inutile solo per avere gli spiccioli.
Prima di rimettermi in autostrada per il rientro, sono passato un'ultima volta in centro ad Ascoli. Sono andato al Lorenz Cafè sotto i portici e mi sono fatto preparare una scatola di olive all'ascolana preparate artigianalmente, crude, da friggere a casa. Un viaggio ruvido, faticoso per le ginocchia, ma vero. Proprio come piace a me.

